giovedì 18 dicembre 2025

Una mattina qualunque.
Caffè tiepido.
Notifiche a raffica.
Scarpe diverse ai piedi (sì, capita).

Lei esce di casa di corsa, convinta di essere in ritardo come sempre.
Traffico. Semafori rossi che sembrano farlo apposta.
La radio parla, ma lei non ascolta.
Sta già pensando a dopo. A domani. A quando “avrà tempo”.

Poi succede una cosa minuscola.
Un bambino sul marciapiede ride. Ride forte. Di gusto.
Ride come se il mondo fosse ancora un posto sicuro.





Lei rallenta.
Un secondo.
Solo uno.

E in quell’attimo capisce una cosa che nessuno le aveva mai detto davvero:
non era in ritardo.
Era solo sempre stata avanti… troppo avanti.

Da quel giorno non ha cambiato lavoro.
Non ha cambiato città.
Non ha cambiato vita.

Ha cambiato presenza.

E no, non è diventata perfetta.
Ma ha smesso di perdersi mentre correva.

Il colpo di scena?
Non era una storia su di lei.
Era su di te.
E lo sai.


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Il gioco con i figli

Oggi ho visto una scena minuscola.
Di quelle che se sbatti le palpebre te la perdi.

Un genitore seduto per terra.
I figli sparsi ovunque.
Macchinine, costruzioni, risate storte.
Zero notifiche. Zero “aspetta un attimo”.

All’inizio sembrava solo giocare.
Poi ho capito che stava succedendo altro.

Il tempo rallentava.
Le difese cadevano.
Quel genitore non stava insegnando nulla… stava incontrando i figli.

Nel gioco i bambini non chiedono perfezione.
Chiedono presenza.
Chiedono: “Ci sei davvero con me?”





E lì ho compreso che giocare con i figli non è un extra.
È un linguaggio.
È dire “ti vedo” senza parole.
È nutrire sicurezza, fiducia, amore.
È costruire ricordi che un giorno diventeranno forza.

Alla fine i giochi si rimettono a posto.
Quel legame no.
Quello resta.

E forse crescere figli sereni inizia proprio così:
sedendosi per terra, ogni tanto,
e giocando sul serio.

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mercoledì 17 dicembre 2025

Una cosa piccola_Mina47


Una cosa piccola, normalissima

Stava bevendo il caffè.
Niente di speciale.
La tazzina un po’ sbeccata, il solito rumore in cucina, il telefono sul tavolo.

Ha pensato:
“Dopo sistemo tutto.”

Il caffè finito.
Il telefono preso in mano.
Notifiche.
Scroll.
Dieci minuti spariti senza accorgersene.





Poi, così, senza motivo, una sensazione strana:
fastidio.
Non rabbia. Non tristezza.
Fastidio.

Come quando senti che qualcosa di minuscolo ti manca da giorni,
ma non sai darle un nome.

Ha guardato fuori dalla finestra.
Ha sospirato.
E le è venuto in mente un pensiero che non voleva ascoltare:

“È da tanto che non mi chiedo cosa mi fa stare bene davvero.”

Sbam.

Non un trauma.
Non una crisi.
Solo una verità semplice e scomodissima.

A volte non è la vita che è troppo.
Siamo noi che non ci abitiamo più.

Se questa storia ti è sembrata inutile all’inizio,
perfetto.
È proprio così che arrivano le cose importanti.

✨ Nel blog trovi altri pezzi che partono leggeri e poi fanno centro.
Non tutti servono a tutti.
Ma uno, di solito, sì.

👉 Continua a leggere. Quello che cerchi sa già dove trovarti.#consapevolezza

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Fare la mappa dei talenti quando ti senti persa


Perché fare la mappa dei talenti quando ti senti persa

Sara è arrivata da me dicendo una frase semplice:
“Non so più da che parte andare.”

Aveva un lavoro, relazioni, una vita apparentemente stabile.
Ma dentro si sentiva spenta, confusa, scollegata da sé.
Non era tristezza.
Era aver perso il contatto con i propri talenti naturali.

Quando abbiamo lavorato sulla mappa dei talenti, non ha trovato formule magiche.
Ha trovato chiarezza.
Ha capito perché alcune scelte la prosciugavano
e perché altre, mai davvero considerate, la facevano sentire finalmente nel posto giusto.

La mappa dei talenti non serve a dirti cosa devi fare.
Serve a ricordarti chi sei, come funzioni, dove fluisce la tua energia.

E quando torni a questo, anche se non hai ancora tutte le risposte,
smetti di sentirti persa.




👉 Fare la mappa dei talenti è un atto di ascolto profondo,
non un test, non un’etichetta.

Se senti che stai vivendo una vita che non ti rappresenta più,
se sei stanca di adattarti e vuoi tornare a sceglierti,
la tua mappa dei talenti è già pronta.
Io posso aiutarti a leggerla, integrarla e usarla nella vita reale 🌱


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La corsa ai regali_Mina47

 





C’è un momento in cui dobbiamo dircelo senza girarci intorno: quanti regali facciamo per abitudine e quanti col cuore?
Nel video lo dico chiaro (senza sconti 😅): spesso regaliamo oggetti vuoti, cose che finiscono in un cassetto… e intanto ci dimentichiamo di noi.

Un regalo non è solo “qualcosa da dare”.
È un messaggio. È dire: ti vedo, ti riconosco, so chi sei.

E quando regali qualcosa che parla davvero alla persona, fai molto più di un regalo.
👉 Una Mappa dei Talenti non è carta: è consapevolezza, direzione, identità.
👉 Una collana energetica non è un gioiello qualsiasi: è intenzione, protezione, energia che accompagna ogni giorno.

E la verità scomoda è questa:
quando scegli un regalo così, stai regalando anche a te stesso. Perché smetti di riempire vuoti e inizi a creare connessioni reali.

Forse è il momento di smettere di regalare “cose”.
E iniziare a regalare significato.
(Spoiler: vale anche quando il regalo è per te ✨)


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venerdì 12 dicembre 2025

Le costellazioni familiari

 

“La tua vita inizia prima di te.

 Nelle storie non dette, nei legami invisibili, nelle scelte di chi ti ha preceduto.

Le costellazioni familiari portano alla luce dove il passato ancora guida il presente.“

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martedì 9 dicembre 2025

L'abbandono : perché?


ABBANDONO: PERCHÉ LO SENTIAMO COSÌ FORTE? E PERCHÉ ALCUNI LO VIVONO PIÙ DI ALTRI

L’abbandono è una delle ferite emotive più potenti che possiamo sperimentare.
Non è solo “essere lasciati soli”: è molto di più.
È la sensazione profonda di non essere visti, di non essere scelti, di perdere una base sicura.
E per alcune persone questa ferita si attiva in modo intenso, prepotente, quasi inspiegabile.

Perché?
E perché succede sempre agli stessi?


1. Perché l’abbandono non nasce solo dalla nostra storia personale

Secondo le Memorie Genealogiche, le Costellazioni Sistemiche e Spirituali e gli studi sulle ferite transgenerazionali, il nostro modo di vivere l’abbandono spesso non è “nostro”, ma arriva da molto più lontano.

Una nonna lasciata sola.
Un padre cresciuto senza affetto.
Un antenato emigrato e mai tornato.

Queste esperienze diventano memorie emozionali e, se non vengono riconosciute, possono riemergere nella nostra vita con una forza che non comprendiamo… ma che sentiamo nel corpo.




2. Perché alcune persone sono più sensibili di altre

Chi soffre profondamente la ferita di abbandono ha una sensibilità emotiva molto fine.
È un talento naturale — parte della tua Mappa dei Talenti — ma quando incontra memorie di dolore non elaborate, può trasformarsi in paura, insicurezza, ipercontrollo o dipendenza affettiva.

Non è fragilità:
è il sistema che cerca di proteggersi.


3. Perché l’abbandono tocca il nostro valore più profondo

La ferita di abbandono lavora su temi come:
– valore personale,
– appartenenza,
– radicamento,
– diritto di esistere.

Ecco perché, anche se la mente dice “lo so che non mi stanno abbandonando”,
il corpo reagisce come se fosse reale.


4. Perché scegliamo relazioni che riaprono la ferita

Il nostro inconscio tende a ripetere ciò che non è stato risolto.
Per questo chi porta questa memoria può attrarre partner distanti, emotivamente non disponibili o relazioni instabili.

Non è sfortuna.
Non è autosabotaggio.
È un tentativo di riparare una ferita antica attraverso la ripetizione.

Quando però questa dinamica viene vista, riconosciuta e riorganizzata… tutto cambia direzione.


L’abbandono non è una condanna. È una chiamata interiore.

Una chiamata a guardare con sincerità la propria storia, l’albero genealogico, le memorie dei nostri antenati.
A riconnetterci al talento più profondo:
sentirsi scelti, sentirsi parte, sentirsi radicati.

Se senti che questa ferita parla di te…
possiamo lavorarci insieme attraverso:
✨ Mappa dei Talenti
✨ Costellazioni Sistemiche e Spirituali
✨ Percorsi corporei come la Camminata Posturale

Scrivimi o seguimi sui miei social: da questa ferita può nascere la tua trasformazione più luminosa. ✨


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Quegli errori che facciamo tutti (ma nessuno lo confessa)

Sai, ci sono certe cose che facciamo tutti, senza nemmeno accorgercene. Errori così… umani. Tipo quando rimandi qualcosa di importante e pen...